Investimenti della mafia in 3 regioni, maxi sequestro da 50 milioni

2' di lettura 10/02/2021 - Una vasta operazione della guardia di finanza di Catania ha portato al sequestro di beni per oltre 50 milioni di euro ritenuti frutto di investimenti del clan mafioso Scalisi-Laudani in Sicilia, Lombardia e Veneto. Quattro le persone arrestate, 26 gli indagati in totale.

Nell'operazione sono stati impiegati oltre 100 militari delle Fiamme gialle del comando provinciale di Catania, in collaborazione con lo Scico di Roma. Al centro dell'inchiesta della procura distrettuale antimafia etnea le mani del clan Scalisi di Adrano nel tessuto economico e imprenditoriale locale e nazionale. Le indagini hanno fatto emergere le infiltrazioni del sodalizio mafioso in numerose attività economiche e produttive della Sicilia e delle regioni del Nord-Est.

I finanzieri, in esecuzione di un'ordinanza del gip di Catania, hanno messo i sigilli a 17 società del settore dei trasporti e della commercializzazione di prodotti petroliferi con sedi a Catania, Enna Varese, Mantova e Verona. Sotto sequestro anche 48 beni immobili tra terreni e appartamenti, ubicati tra Catania e Messina, numerosi conti correnti e disponibilità finanziarie, oltre un milione di euro in contanti, orologi, preziosi e auto di lusso, tra cui una Ferrari da 200 mila euro.

Le persone indagate sono in tutto 26, 5 le ordinanze di custodia cautelare eseguite: una è stata notificata in carcere al boss Giuseppe Scarvaglieri, detenuto in regime di 41bis. In manette sono finiti Antonio e Salvatore Calcagno, considerati portavoce e supervisore degli investimenti del boss, e gli imprenditori Antonino e Francesco Siverino, padre e figlio, accusati di concorso esterno in associazione mafiosa. Secondo la Dda sarebbero stati loro ad occultare il patrimonio di Scarvaglieri, "con plurime intestazioni fittizie di beni e società illecitamente acquisiti".

Grazie all'appoggio del clan e all'impiego dei loro capitali i Siverino, operanti nel settore della logistica e dei trasporti ad Adrano, "hanno progressivamente esteso sull'intero territorio nazionale le loro illecite attività imprenditoriali, gradualmente diversificandole e rilevando anche società operanti nel settore della commercializzazione dei prodotti petroliferi in Veneto e Lombardia".

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Questo è un articolo pubblicato il 10-02-2021 alle 12:34 sul giornale del 11 febbraio 2021 - 122 letture

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