Mafia, colpo al clan Laudani-Santapaola: 18 arresti

2' di lettura 16/12/2020 - All'alba di mercoledì i militari del Comando provinciale della Guardia di Finanza di Catania, con la collaborazione dello Scico, hanno eseguito un’ordinanza di custodia cautelare (10 in carcere e 8 ai domiciliari) nei confronti di 18 persone ritenute appartenenti o riconducibili al clan mafioso Laudani-Santapaola.

I provvedimenti restrittivi sono stati emessi dal gip di Catania su richiesta della Direzione distrettuale antimafia etnea. Oltre agli arresti i finanzieri hanno sequestrato le quote ed il patrimonio di una società di trasporti, la Friscus srl, per un valore di circa un milione di euro. Gli arrestati sono accusati, a vario titolo, di associazione mafiosa, estorsione, usura, turbativa d’asta, favoreggiamento personale, detenzione e porto di armi da fuoco. Gli indagati in totale sono 37.

L'indagine della Guardia di finanza ha portato alla luce una serie di gravi episodi di estorsione nei confronti di imprenditori catanesi e le mani del clan nel settore delle procedure di vendita di beni all'asta. Oltre a svelare un collaudato sistema di ordini impartiti dal carcere con dei pizzini nascosti nei succhi di frutta.

All'apice del sistema il 61enne Orazio Scuto, detto “il vetraio”, reggente del clan Laudani per il territorio acese e detenuto a Caltanissetta. Nonostante fosse in carcere, continuava a guidare il clan e impartire ordini attraverso pizzini occultati nelle confezioni di succhi di frutta o barrette di cioccolato e che venivano portati all’esterno del carcere grazie all’aiuto di familiari. Le operazioni venivano poi gestite sul territorio da uno degli arrestati, Litterio “Rino” Messina.

Nel corso delle indagini sono stati accertati 8 episodi estorsivi, in alcuni casi posti in essere dai componenti del clan a danno di imprenditori e professionisti per finanziare l’associazione. In altre invece i mafiosi hanno agito come una sorta di agenzia recupero crediti per conto di alcuni imprenditori.

Le indagini hanno riguardato inoltre le interferenze nelle procedure giudiziarie di vendite all’asta di beni. Secondo quanto ricostruito, in questo ambito soggetti appartenenti o vicini al clan Laudani sono intervenuti in diverse occasioni affinché gli imprenditori dichiarati falliti – nei cui confronti era stata attivata la procedura di esecuzione immobiliare – potessero illecitamente rientrare in possesso dei beni posti all’asta.

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Questo è un articolo pubblicato il 16-12-2020 alle 12:34 sul giornale del 17 dicembre 2020 - 214 letture

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